Carmine Calandra

Lieta sorpresa sarà senza dubbio per tutti la notizia che il patrimonio della cultura popolare di Frasso viene significativamente ad arricchirsi del ritrovamento di una raccolta di canti dialettali, che, pubblicata oltre un secolo fa e più volte ricordata dagli studiosi della materia, era rimasta praticamente sconosciuta ai nostri concittadini del tempo presente .
Era ben conservata in una biblioteca di Milano e di lì, grazie anche alla collaborazione della Mediateca funzionante presso la Biblioteca provinciale di Benevento, ci è pervenuta in copia, che, a parte qui riprodotta, proponiamo all’attenzione dei Frassesi e di quanti altri seguono con simpatia l’impegno di Moifà per il recupero della nostra memoria storica .
La raccolta, pubblicata nei volumi XXII e XXIII – anni 1903 e 1904 – della rivista “Archivio per lo studio delle tradizioni popolari”, diretta da G. Pitré e altri, fu intrapresa e curata nei suoi anni giovanili dal  prof. Carmine Calandra.
Il quale, e perché animato da profondo amore per il suo paese e perché portato da raffinato gusto poetico, lo stesso che lo distinse negli anni a venire! non rimase indifferente alla tradizione di Frasso, così come a lui perveniva, e diede vita ad un’attività di ricerca sistematica e scrupolosa dei canti popolari, che non è azzardato ipotizzare che risalgono, alcuni, finanche al sec. XVIII, oltre che,  ben inteso! all’Ottocento .
Ne chiese notizie a quelli prima di lui, ne ascoltò i motivi, ne interpretò parole e strofe per definirne i testi, li riordinò e, così fatti, diede loro quella dignità culturale che in effetti meritavano.
Li chiamava “Villanelle del mio paese”, non perché volesse alludere alle “….rosee fanciulle che nelle vigne o fra gli ulivi, su per le apriche colline del [suo] bel paese lavoravano cantando …, ma perché meglio [sentiva] nella parola il riflesso dell’ambiente e dell’ispirazione rusticana”.
Sentimento questo che si stenta a credere che possa far presa con la stessa intensità sulla nostra sensibilità di paesani dei tempi attuali, quando condizioni ambientali e stile di vita sono completamente cambiati rispetto al passato. Del quale perfino i più lievi segni di continuità di vita sembrano svanire nella dimenticanza .
Ma ciò non significa che anche noi non proviamo compiacimento del rilievo critico che, “…fra tante, varie canzoni [di Frasso ] sono veramente originali ed autoctone …e che, anche là dove accanto ad una frassese bisogna metterne un’altra affine di altro luogo, la nostra si avvantaggia, non di rado, per evidenti pregi di coerenza espressiva o di concisione o di arguzia “.
Vero è che, a ben considerarli, tutti i componimenti della raccolta, espressi in un colorito linguaggio dialettale, che potremmo definire “frassese arcaico “, sono canti d’amore . Un amore realisticamente cantato in simpatiche scene di vita paesana, tutte con immediatezza ritratte a  rappresentare atteggiamenti diversi :ora ironico e provocante, ora malizioso o passionale. Se non proprio grazioso e delicato, animato di un dolce senso della natura, come quando, per esempio, in una canzone del mattino, che “frulla estrosa, da uno ad un altro spunto idilliaco: dalla bellezza del canto alla crescente luminosità delle prime ore, per cogliere, in ultimo, una calcante analogia fra il levarsi del sole sul mondo e lo scoprirsi dell’amore nella candida anima di una giovinetta”:
 A la matina lo bello cantare
‘Nnanze che a ghiuorno ce sponta lo sole .
Quanno sponta lo sole sponta vascio,
Quanto chiù aize chiù ghietta sbrendore .
Così è la figliolella quanno nasce .
Quanto chiù cresce chiù penza a l’amore.

Anche così, sentendone fin nell’animo la poesia,Carmine Calandra, l’amato congiunto di chi scrive, sapeva rendere omaggio a Frasso, il suo paese natale.
Meritando la devota nostra gratitudine
 
Nota . Tutte le citazioni qui virgolettate son prese dallo scritto
           “Villanelle del mio paese “, già citato.
           

CANTI POPOLARI RACCOLTI A FRASSO TELESINO