Iannucci Alfonso Maria

Nasce il 7 dicembre 1852 a Frasso Telesino da Francesco e da Maria Michela Mosiello, sposata in seconde nozze, lo stesso giorno è portato al fonte battesimale, dove gli viene imposto il nome di Alfonso, cui il giorno del suddiaconato aggiungerà quello di Maria. Nell’anno scolastico 1862-1863 entra in Seminario e il 18 diecmbre 1875 è ordinato sacerdote con dispensa avuta da Roma, poiché mancavano undici mesi e ventuno giorni all’età canonica.

Dopo l’ordinazione presbiterale ritorna a Frasso, dove fa le prime esperienze pastorali come predicatore e, più tardi, come confessore. Nel 1877, appena due anni dopo l’ordinazione, è scelto e accolto nel collegio canonicale del Corpo di Cristo, istituzione benemerita per la vita sacerdotale e il sostentamento del clero frassese, che affondava le sue radici nella seconda metà del XVI secolo. Ma gli impegni pastorali non lo sottraggono agli amati studi. Infatti, è ammesso al prestigioso Almo Collegio dei Teologi di Napoli, dove conosce e frequenta le intelligenze più brillanti e feconde del clero napoletano, tra cui Giuseppe Prisco, futuro arcivescovo della diocesi partenopea, e Gennaro De Vivo, poi vescovo di Pozzuoli e si infiamma anche spiritualmente a contatto con persone sante, come il P. Ludovico da Caloria, l’apostolo Daniele Ma succi e la spiritualità di  Bartolo Longo che  rafforza ancora di più la sua devozione mariana. Il 3 settembre 1878 si laurea e diviene Dottore in Sacra Teologia e, tornato a Frasso, dopo un biennio intenso di studio e di ricerca, pubblica la voluminosa opera De Psychosomatica Deiparentis Assumptione..,opera pionieristica sulla definibilità del dogma dell’Assunzione della Vergine, che  fu ammirata e richiesta anche dalla Dataria Apostolica. 

Nel 1885 diviene Canonico Teologo della Cattedrale di Sant’Agata de’Goti. Di questa sua attività conosciamo troppo poco. Ci sono rimaste alcune importanti conferenze teologiche tenute in preparazione all’Anno santo del 1900 ed in altre circostanze e tredici conferenze pubblicate a Napoli nel 1892 col titolo Teologia estetica e sociale della divina Commedia di Dante Alighieri. Nell’anno scolastico 1887-1888 è destinato all’insegnamento in Seminario come professore di filosofia, compito che porta avanti fino al termine della vita.
Non si limita al solo insegnamento, poiché intensa è anche la sua attività  di conferenziere e scrittore. In questo periodo dà alla luce, tra l’altro, cinque lavori di non grande mole dal contenuto mariano storico-devozionale: con le quali offre anche il suo contributo agli sforzi che la diocesi veniva facendo ad opera del vescovo Mons. Ramaschiello per rivitalizzare il santuario dedicato alla Madonna del Monte Taburno. 
Un momento di particolare prestigio è rappresentato dalla partecipazione al XVII Concilio Provinciale tenutosi a Benevento sotto la presidenza dell’arcivescovo Card. Camillo Siciliano di Rende dal 12 al 19 maggio 1895, dove contribuì particolarmente alla stesura  delle norme concernenti la riforma degli studi filosofici e teologici, che poi tradusse nei due volumi dell’Enchiridion theologiae dogmatico-polemicae contra serpentes nostrorum temporum errores a Concilio Vaticano, a Syllabo et a nuperrimis Ecclesiae Romanae decretis proscriptos atque damnatos, Pierro e Velardi, Napoli 1901, che rappresenta l’ultima opera di teologia sistematica da lui pubblicata. 

Nell’anno scolastico 1901-1902, pur continuando ad insegnare filosofia, viene nominato rettore del Seminario diocesano.
Ricopre tale carica per tre anni, troppo pochi perché lasciasse il segno la grande esperienza che aveva acquisito. La morte venne a bussare di notte alla porta della sua stanza nel seminario alle ore due del 2 ottobre 1904.

(Cfr. A. Abbatiello, Alfonso Maria Iannucci, in Dizionario biografico delle Terre dei Gambacorta di A. Gisondi – V. Di Cerbo – G. Aragosa, ed. IL CHIOSTRO, Benevento 2006).