La Chiesa rupestre di san Michele

Tracciare con sicurezza la storia seppur in generale della Chiesa di S. Michele di Frasso appare al momento un compito pieno di ostacoli ed insidie, essendo le fonti documentali scarse ed inquadrabili in un periodo relativamente tardo. Certamente il culto micaelico si diffuse in occidente a partire dal medioevo in seguito ad un prodigioso evento avvenuto nel 492 d.C. sul Monte Gargano.
La leggenda narra che un ricco pastore  di Siponto, di nome Gargano, andando alla ricerca di un suo toro smarrito lo ritrovò in una grotta e preso dalla rabbia gli scagliò contro una freccia avvelenata che miracolosamente tornò indietro colpendo lui stesso. I Sipontini impressionati dall’episodio si rivolsero al loro Vescovo, Lorenzo Maiorano, che ritenendo l’antefatto manifestazione del sacro dispose che si celebrasse un triduo di penitenze e di preghiere al termine del quale San Michele apparso in sogno al Vescovo indicò quella grotta come il luogo del suo culto terreno. Nel Liber de apparitione sancti Michaelis in monte Gargano, testo agiografico risalente alla fine dell'VIII secolo, si narra di una seconda apparizione di S.Michele avvenuta nel 650 d.C. anno in cui i Sipontini alleati dei Longobardi sconfissero grazie alla protezione del Santo, l’esercito bizantino. Successivamente apparso per la terza volta, S. Michele annunciò al Vescovo che nel frattempo si accingeva a consacrare la grotta, di avere egli stesso provveduto a tale scopo, fatto confermato dal rinvenimento in essa di un altare ricoperto da un drappo rosso e sormontato da una croce e, su di un sasso, l’orma del piede dell’Arcangelo, episodio che nei secoli successivi fu assunto come pretesto dalle maestranze locali, supportato anche dall’assenso delle autorità ecclesiastiche, per arrogarsi il diritto esclusivo di plasmare simulacri del Santo rigorosamente in pietra del Gargano o pugliese. Con la conversione al cattolicesimo dei Longobardi  ormai padroni indiscussi della Longobardia Minor che ebbe la sua capitale in Benevento, ormai proiettati verso l’assorbimento di quei territori sottoposti allora al dominio bizantino tra cui l’area del Gargano,  elessero San Michele a Santo protettore della loro nazione avendo l'Arcangelo caratteristiche simili al loro principale dio pagano Wothan. Da allora un numero incalcolabile di pellegrini si diressero alla volta del Gargano lungo l’itinerario conosciuto come la Via Sacra Langobardorum, tanto che intorno all’anno Mille divenne tappa obbligata per coloro che intendevano recarsi in Terra Santa.

Quando si sia diffuso il culto micaelico nelle nostre contrade al momento è ancora un problema irrisolto Appare probabile che esso sia sorto a Frasso nel periodo longobardo ma sia nella  descrizione del confine della neonata Diocesi di S. Agata dei Goti dell’anno 970 d.C. da quelle parti passante e di cui faceva parte il nostro territorio sia nella  pergamena del 991 d.C. con la quale la chiesa del Santo Salvatore di Frasso venne donata alla Badia di S. Modesto in Benevento, non si fa menzione della grotta .Per trovare un sicuro riferimento dell’esistenza del culto micaelico anche se indiretto bisogna arrivare al 1369 quando nella descrizione del  confine dei territori appartenenti alla giurisdizione della città di Telese si legge che esso passava “…per viam qua itur ad Campum Planum (Campo Piano), qui Campus Planus est territori Thelesiae et vadit ad Cristam S. Angeli (Cresta di S. Angelo) a durante supra Montem Frascium..

Con la fondazione della Chiesa Collegiata del Corpo di Cristo avvenuta intorno alla metà del 1500 ed insignita nel 1717 del titolo di “Insigne Collegiata” tale da essere seconda solo alla Cattedrale di S. Agata dei Goti,  la nostra  Chiesa di S. Michele venne annessa ad essa come si evince da un documento del 1742 in cui si legge che “ Hac Eccl(esi)a Ruralis est constructa in cacumine montis, et est adnexa Eccl(esi)a Collegiata SS Corporis Christi Terra Frascii ”seguendone le sorti fino alla nostra epoca. A partire dalla fine del XVII sec si hanno notizie più dettagliate e sicure. Gravemente danneggiata dal terribile terremoto dell’anno 1688 la mensa di S. Michele Arcangelo venne consacrata da Monsignore Albini il 18 ottobre 1716.  Una descrizione dettagliata della piccola chiesa rupestre si ha nel 1724 nel quale si legge “ Distante da questa Terra (Frasso) miglia due inc[irc]a per strada penninosa si giunge sopra la cima d’una montagna ove ritrovasi altra Chiesa sotto il titolo di S. Michele Arcangelo, consist[en]te d’una nave coverta a’ lamia, avanti al sua porta vi sono tre gradini et ballatoro di pietra viva et accosto una fontana. tiene l’altare di pietra con sua mensola sostenuta da modiglioni(?) al di sotto et al di s[opr]a la conetta di stucco in mezzo la quale dentro nicchio vi s’adora la statua di pietra del Glorio[sissi]mo Arcangelo. Di più tiene l’acqua santa , un confessionario et ad un lato una grotta nel fine della quale vi è altarino ed al di s[opr]a conetta di legno, et in mezzo piccolo quadro s[opr]a rame ed la medd[esi]ma effigie del S. Angelo, la lamia della quale anche di pietra viva gronda continuam[en]te acqua che si conduce in due varchette, da dove poi passano alla mentovata fontana..”. 

Notizie confermate dal Canonico Fusco che aggiunge essere la nostra Chiesa “
de jure patronatus Universitatis Terrae Fraxii est constructa in apice Montis nuncupati Campo Piano ed ora per la d(ett)a Chiesa vien chiamata di S. Michele Arcangelo et antiquitas etiam Gaudium” confermando che in essa “vi scorre continuamente un’acqua freddissima e va dentro una vasca artefatta buonissima a bere. In essa Chiesa ancora e propriamente sopra l’altare vi è una nicchia dentro la q(ua)le vi si vede la Statua di S. Michele Arcangelo di marmo a forma di quella del Monte Gargano da dove venne e questa una col trasporto costò ducati quattordici e fu fatta nell’anno 1699. Prima in d(ett)a Chiesa sopra un altero altare vi era un quadro di S. Michele sopra a rame che oggi si conserva nella Chiesa Collegiale e propriamente nella Cappella del Santissimo Rosario”.
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Nel summenzionato documento del 1742, oltre ad avere conferma che in detta Chiesa si venera un “simulacrum S.Michaelis Archangeli ex lapide tiburtino constructum”, si legge che i canonici della Collegiata avevano l’obbligo di celebrare due messe annue “die octavo Maji festo apparitionis S. Michaelis Archangeli alteram vero die vigesima nona m(ensi)s 7bris festo dedicationis eiusdem S. Michaelis Arcangeli” in occasione probabilmente delle processioni rituali che ancora si tengono a Frasso proprio nei giorni menzionati. La Chiesa a partire dalla fine del 1600 venne custodita da anachoreti (eremiti), pii laici, “semireligiosi” che custodivano le piccole cappelle di campagna e che una volta all’anno convocati dal vescovo in Cattedrale nel giorno della festività di S. Menna, questi li invitava a render conto del loro operato. Dai documenti in nostro possesso veniamo a conoscenza che, F. Antonio di Palermo fu il primo Eremita “che fece continua vegilanza sul monte del detto S. Michele con grande esempio di buona vita”. Essi vivevano in piccole celle poco distanti o contigue alle chiese da custodire. Ancora una volta viene in nostro soccorso il canonico Fusco che scrive essere “Poco distante da d(ett)a Chiesa (S. Michele)  e propriamente nella metà della ripa seu montagna di pietra vi sta un’altra Chiesa chiamata S. Elmo con diverse celle seu case di fabbrica per abitazione del Romita coverte a tetti e perché in detto colle non così facilmente vi si poteva salire se ne edificarono più a basso due altre a lamia per maggior comodità.
Fondata d(ett)a Chiesa antiquitas dalla Università di Frasso la q(ua)le in ogni anno nel di della Circoncisione del Signore n’eleggeva l’Economo ed il Rettore.

Luciano D'Amico
(Cfr. L. D'Amico, "S.Michele tra storia e restauro" in  MOIFA'54, ottobre 2008, p. 37).