La Madonna di Campanile


La piccola statua lignea della Madonna di Campanile accompagna da più di sette secoli la storia religiosa e civile della Terra di Frasso: le luci e le ombre, che caratterizzano la vicenda umana e religiosa di questo piccolo Paese del Sannio fanno quasi costantemente riferimento a questo segno di fede: a Lei si rivolgono con devozione sincera i Frassesi; al ricco patrimonio che, per amore della Vergine, Giulia Gambacorta lascia in eredità a Frasso, sono legati per secoli l’economia locale, nonché momenti di grande egoismo e di inutile litigiosità, ma anche di sano orgoglio della Comunità frassese.

Ma è soprattutto la fede verso la Madre di Dio che ha legato i cittadini di Frasso a questa immagine e al Santuario che la custodisce dal 1658.
La devozione mariana, infatti,  ha costituito il collante dei “casali” nei quali tradizionalmente era suddiviso il centro abitato, non permettendo che le diversità tra quelle piccole unità urbane divenisse motivo di divisione.

Quello per la Madonna di Campanile è un amore dal sapore antico, appreso sulle ginocchia materne da ogni cittadino della nostra Terra e da quanti, nati altrove, hanno avuto un genitore frassese, quasi la continuazione nel tempo di della lunga processione, che nel lunedì in Albis da Frasso si recava "a Campanino", come ci attestano i documenti del 1500. Questo "andare a Maria" non si è mai interrotto: vicini o lontani, i Frassesi hanno avuto in quel segno di pace e di tenerezza un punto di riferimento, che ha alleviato la loro fatica e li ha fatti sentire uniti e protetti, durante i momenti tristi di carestia o di malattie o quando hanno dovuto lasciare la loro Terra, le persone e le cose care, per vivere in condizioni talora dure ed umilianti in paese straniero.
A chi, se non al sicuro soccorso della Vergine di Campanile si ricorreva nelle calamità cittadine, quando la statua veniva portata in processione penitenziale nella Chiesa Collegiata per essere posta accanto al Crocifisso del Brancone, altro grande punto di riferimento della pietà dei Frassesi? Quante volte la gente umile ha cercato la sua materna protezione nei momenti tragici della propria esistenza!
Questo amore per la Vergine di Campanile ha prodotto racconti che, in forma poetica, esprimono la confidenza di sempre.
Che senso ha, infatti, la narrazione della Madonna che fa sobbalzare il suolo tra lo spavento e lo stupore del pastorello o quella del “rifiuto” di andare a Sant'Agata, manifestato da un’insolita pesantessa della statua e dal suo inatteso ritrovamento sulle rovine della piccola Chiesa diroccata della contrada di Campanile? Queste tradizioni non nascondono forse la convinzione che la Madonna, guardando alla fede semplice e sincera dei pellegrini frassesi, si è "affezionata" anche Lei a Frasso e l'ha scelta come sua perenne dimora? "Di sotto ai ruderi di un campanile scegliesti a sede di Frasso il suol" riporta il cartiglio retto da due(?) angeli nella grande tela che si espone in via Portella durante il novenario in preparazione alla Festa dell'8 settembre, citando le parole di un antico canto alla Vergine di Campanile.
Che possono significare i racconti, spesso riportati nelle cronache del Monastero ed entrati nell'immaginario popolare, del "campanello che suona"miracolosamente per annunciare eventi straordinari, se non che Maria veglia sui Frassesi e che li esorta ad essere vigili e a non addormentarsi nel peccato?
Senza dubbio, un analogo significato va attribuito al racconto del presunto "difficile rapporto" di S. Alfonso con la statua della Madonna di Campanile.  Del suo libretto il Teologo Iannucci riferisce che "S. Alfonso, essendo Vescovo di S. Agata e vedendo la predetta statua, dicesse alla Superiora delle Teresiane..: "La nostra Mamma è tanto bella e l'hanno fatta così deforme? Bruciamola". E invece della statua voleva mettere alla pubblica venerazione quel quadro, comprato da lui e che ora è dirimpetto al Comunichino. A tal proposta i cittadini di Frasso s'indignarono in modo che circondarono il Monastero di fascine col disegno di appiccarvi il fuoco, se la statua della Vergine fosse data alle fiamme. Restò S. Alfonso vivamente colpito da questa opposizione o minaccia ben sapendo che partiva da cuori largamente ricchi di fede e di devozione; e poi conchiuse:" E' il vero caso del sono nera ma bella"
L'episodio, del quale non vi è traccia nelle carte dell'Archivio Vescovile di S. Agata, ma che il teologo Iannucci afferma di aver letto in un antico documento in suo possesso, sembra fondarsi più che su di un provvedimento ad hoc del Santo Vescovo, su di una direttiva pastorale, da lui emanata che andò a scontrarsi con la devozione dei Frassesi.

Esso trova conferma in alcune antiche biografie del Santo.
Infatti, il biografo di S. Alfonso,  Antonio Maria Tannoia, ci dice che durante la S. Visita alla Diocesi, egli  “sospese Altari, ed interdisse statue. E’ inutile l’immagine - diceva Alfonso - che non ispiri devozione. In Frasso voleva far bruciare un’antica statua dela Madonna perché nera e malfatta; ma essendosi opposto il popolo che l’ha in devozione, cedette, ma con pena, all’impropria pietà.
Tale episodio è riportato anche da A. Berthe nella sua Vita di S. Alfonso. Questi riferisce che nella sua prima visita Pastorale 1763-1764  il Santo “in non pochi luoghi trovò suppellettili indegne della casa di Dio, Altari smossi, immagini rozze e annerite dal tempo, statue di legno tarlato: ed egli prescrisse e ordinò si bruciassero tutti questi  oggetti più adatti a generare disgusto che ad eccitare la devozione: «Quando un’immagine, diceva, non ispira sentimenti devoti, bisogna farla sparire». Tuttavia per la grande venerazione in che era tenuta dai fedeli, risparmiò nella città di Frasso una vecchia statua della Madonna nera e malfatta, che da principio aveva condannata”.
Tale episodio esprime ancora una volta, l'amore e la venerazione dei Frassesi per la Madonna di Campanile,  sottolineando che tale sentimento era talmente radicato e forte che essi sarebbero stati disposti anche a ribellarsi ad un vescovo santo e autorevole come S. Alfonso, pur di non rinunciare a quell'antica immagine. Né importava loro che altri la ritenesse brutta: per loro era ed è la Madre!
E’ interessante notare come l’aggettivo “nera” attribuito alla Statua della Madonna, ritorni spesso in occasione di questo episodio e sia confermato dall’appellativo affettuoso di “facci’  nera”, talora ricorrente nel linguaggio popolare all’indirizzo della Statua di Campanile.
Non si comprende da cosa esso derivi, forse dalla patina di fuliggine accumulatosi sul volto della Madonna con il passare del tempo, dal momento che alcun indizio in proposito, emerge dal recente radicale restauro.
Questo ha donato alla statua della Madonna di Campanile un aspetto più dolce e materno, facendole perdere quello, molto severo, lasciatole dal  maldestro rifacimento del 1600. Questo particolare, notato da S. Alfonso e da molti altri in passato, non costituisce un problema per i Frassesi che, quasi proclamando la Madonna di Campanile regina della loro Terra, rivestono la statua di abiti regali, ponendogli a fianco due angeli di cartapesta, a mo' di paggetti, che la indicano ai fedeli e le fanno corona.
Questo amore dalle radici antiche si è rafforzato nel corso dei secoli ad opera di alcuni personaggi della nostra Terra e si esprime in alcuni gesti ed in alcuni particolari appuntamenti.

Il pensiero corre, innanzitutto, alla Principessa Giulia Gambacorta che ha unito in una mirabile sintesi spirituale l'amore per la Vergine di Campanile e per Frasso, e, dopo aver dedicato a questo ideale la sua vita, il suo patrimonio, i suoi sogni, ha voluto essere sepolta ai piedi della Madonna. A chi se non alla Vergine poteva affidare i suoi beni perché costituissero per la nostra Terra una provvidenza materiale, ma anche un profondo richiamo a mettersi alla scuola di Maria per dare una dimensione più alta alla convivenza cittadina? Che dire poi delle innumerevoli Suore che dal 1741 si sono succedute nel Monastero: le Teresiane, le Salesiane e le Vittime Espiatrici di Gesù Sacramentato, che hanno educato intere generazioni di ragazze frassesi alla vita cristiana ed alla devozione alla Vergine? Come non ricordare, poi, alcuni tra gli innumerevoli sacerdoti che, testimoniando un amore sincero alla Vergine di Campanile, hanno rafforzato e motivato l'amore dei Frassesi per la loro Regina: Don Giovanni Battista Rainone, primo rettore della Chiesa e confessore della Principessa, l'Arciprete Don Francesco De Filippo (+ 1786) che con il Fratello Sebastiano fu insigne benefattore della Chiesa e accorto governatore del Monastero, il Teologo Alfonso Iannucci, che nel suo libretto manifesta un amore fervido per la Vergine di Campanile e per la sua Frasso, o il pio D. Vincenzino Mosiello (+ 1962), che molti ancora ricordano in preghiera nella Chiesa di cui fu per tantissimi anni cappellano?
E' merito di tutte queste persone e di molte altre, delle quali si è perduta la memoria, ma che sono benemerite per la storia di fede del nostro paese, se l'affezione costante alla Madonna di Campanile si esprime in alcuni gesti e momenti particolari: è la generosità dei Frassesi residenti negli Stati Uniti d'America o in altre regioni d'Italia e del mondo, che non hanno fatto mai mancare il loro contributo alla Festa chiedendo continuamente che venissero celebrate SS. Messe durante il Novenario o nel "suo" giorno; sono le donazioni e i legati di S. Messe, di cui sono piene anche le antiche carte del Monastero, con cui i Frassesi esprimono il loro grazie a Maria per averli protetti nelle vicende della loro vita. Tra le tante grazie attribuite all'intercessione della Madonna di Campanile e che ogni frassese può ricordare, ci piace riportare quella che riferisce il Teologo Iannucci nel suo libretto:
"Il Signor Girolamo Cirillo, dovizioso gentiluomo, nel 1788 lottava da più giorni con la morte per la perdita del sangue che copioso si versava dalla bocca. Questo sangue, diceva, forma la mia sentenza: devo morire. Ogni umano rimedio era riuscito vano: ond'egli risolse fermo di rivolgersi alla Madonna di Campanile, implorando il suo celeste soccorso. Le sue figlie genuflesse in Chiesa dinnanzi alla taumaturga Immagine, piangono e pregano quasi tutto il giorno. Ma, ecco! Hanno la consolante notizia che il lor genitore sta meglio; raddoppiuano le preghiere, e in poco tempo è perfettamente guarito. Questi, memore della grazia, comprò a sue spese una cortina elegante per la nicchia della Vergine, il lavoro de' campanelli ch'è presso la nicchia medesima e fe' incarnare il fatto prodigioso su due piccole tele, conservate dalle Monache. La prima tela rappresenta in alto la Vergine di Campanile che tiene a destra S. Vincenzo Ferreri ed a Sinistra S. Pasquale Baylon; appiè della Vergine sono due donne ed un prete che, afflitti, piangono ed orano; dirimpetto è l'infermo che, semiseduto nel letto, colle palme giunte prega; al di sotto della tela v'ha queste lettere maiuscole V.F.G.A. Nelle seconda tela si rappresenta la Vergine di Campanile e innanzi a lei un gentiluomo lussuosamente vestito, ginocchioni innanzi alla Vergine con questa epigrafe:«Io GIROLAMO CIRILLO, facendo voto ebbi la grazia; approfittatevi ad essere devoti di Maria»”
La devozione dei Frassesi per la Madonna di Campanile, raggiunge il suo apice nella Festa dell'8 settembre, preparata da un Novenario solenne che da sempre vede uniti i fedeli delle due Parrocchie, raccolti intorno a Colei "che i suoi figli vuol riunire".
In questo giorno molti Frassesi non residenti, vengono in paese per onorare la loro Madonna. Nella cornice dei festeggiamenti civili, che da sempre accompagnano la ricorrenza, si svolgono dalle prime ore del mattino le celebrazioni liturgiche, molto affollate. Un momento toccante è costituito dalla processione per le vie del paese. I non frassesi forse la troveranno un po' confusionaria..., ma quanta fede suscita il passare della Madonna tra strade, vicoli e vicoletti: sono gesti di commozione, di fede, di speranza, di ringraziamento; sono tavoli rivestiti delle coperte o delle tovaglie più belle e di petali di fiori, dove la gente chiede di deporre la Madonna, quasi a sentirla propria, almeno per un momento; sono invocazioni e canti dal sapore antico che escono dal cuore della folla sempre numerosa che accompagna la Statua....
Una gara di generosità straordinaria si è avuta in occasione del recente restauro della Chiesa, del 1989, per arredare l'edificio sacro, per il restauro delle tele e, soprattutto della statua della Madonna.
Quest'ultimo avvenimento, come ricorda una lapide posta in fondo alla chiesa, fu coronato da un evento eccezionale: il 5 maggio 1993, di ritorno da Firenze, la statua della Madonna fu benedetta dal Santo Padre Giovanni Paolo II a Roma nell'Aula Paolo VI, alla presenza di 350 Frassesi, accompagnati dal Sindaco, Dott. Luigi Matarazzo, dal preside Carmine Calandra, sotto la cui Amministrazione era stato promosso il restauro della Chiesa e della Statua, D. Valerio Piscitelli, già parroco del Carmine  e ideatore del restauro, insieme a D. Enrico Cavaliere, suo successore e Mons. Valentino Di Cerbo, sacerdote frassese, officiale della Biblioteca Apostolica Vaticana.
La piccola immagine tra migliaia di fedeli di tutto il mondo nella grande Aula delle Udienze, accanto al Papa! In quel fatto semplice, anche se vissuto con grande intensità dai presenti, si condensava tutta la storia di fede della nostra Comunità, che Maria, questa volta anche visibilmente, conduceva alla comunione con la Chiesa universale e col Vicario di Cristo.