Storia

Situato a metà strada tra Solopaca e Dugenta, Melizzano sorge in una zona collinare e si “adagia” sul costone tufaceo, che si affaccia sul “Maltempo”, affluente del Calore.
Il paese è situato a 190 m sul livello del mare, e conta circa 2000 abitanti. La denominazione deriva probabilmente dal VI sec. d. C., quando l’antica Melae , città sannita, venne distrutta dai Romani (538); lo stesso Tito Livio la ricorda in alcune sue opere.
Melizzano ha una frazione, il Torello, il cui nome deriva dai “Turielli”, due torri d’avvistamento che erano situate su due colli a guardia della strada d’accesso ai monti del Taburno, in periodo longobardo.
La parte storica del paese è l’Annunziata , che sembra sorgere dal costone tufaceo e che è ancora oggi delimitata dal Maltempo e da resti di mura che si pensa, anticamente, fortificassero la zona.
Essa è caratterizzata dalla presenza dei resti di quella che era l’antica Chiesa, che aveva anche la funzione, nel sotterraneo, di cimitero. Nella Chiesa stessa, era contenuto anche un convento.
L’altro centro più antico e caratteristico del paese è la Starza , anch’essa risalente al periodo longobardo (infatti i Longobardi solevano dividere la città in “starze”).
L’esistenza di altri centri religiosi è testimoniata dagli uliveti di stampo benedettino che caratterizzano le colline, dalla zona di S.Spirito, dov’era situata un’abbazia, dalla cappella in Valle Corrado, e dal Santuario della Madonna della Libera, che ospita la statua omonima, settecentesca.
Strutture caratteristiche del centro del paese sono la Chiesa dei SS Pietro e Paolo, il castello appartenente ai Caracciolo D'Aquara, la fontana e alcuni palazzi nobiliari appartenenti ad antiche famiglie del paese.
La Chiesa, settecentesca, presenta una struttura a croce latina, a tre navate.
Alla sua realizzazione originaria, collaborarono artisti celebri, rinomati per aver partecipato alla costruzione della reggia di Caserta. Al suo interno, si trovano gli stemmi delle famiglie di cui sopra, e cioè la Bellucci ( il cui stemma è l’elefante turrito) , le famiglie Meoli, De Cicco, Boscia.
Alla realizzazione di un quadro della Chiesa stessa, ha contribuito il celebre artista D’Onofrio.
Essa è stata restaurata l’ultima volta nel 1949, in seguito alle distruzioni della seconda guerra mondiale guerra.